ALLARME CARNE: in provincia di Cuneo siamo in una botte di ferro

carne“Ci mancava anche questa!”. Il tema attualissimo del recente allarme lanciato dall’O.M.S. sul consumo di carni rosse e lavorate, si è aggiunto all’ordine del giorno della riunione già programmata per giovedì scorso del Consiglio direttivo provinciale del Sindacato Macellai di Confcommercio. I presenti, rappresentanti delle varie zone della Provincia, hanno ribadito che è necessaria una seria presa di posizione in merito, nell’interesse prima di tutto dei clienti.

“L’asserzione che le carni rosse lavorate possano essere nocive per la salute  – dice il Presidente Chiaffredo Ciancia –  e in modo particolare il risalto mediatico che ne è stato dato, ha già prodotto le prime conseguenze. In questi giorni l’acquisto di prosciutto, salame, salsicce e wurstels si è ridimensionato. I consumatori hanno paura e sono incerti nelle proprie scelte. Dopo la peste suina, l’influenza aviaria e la mucca pazza, siamo alle solite, poco importa che le previsioni drammatiche del passato si siano mostrate eccessive, non solo riguardo alla carne. Il pesce contiene mercurio, frutta e verdura risentono in misura più o meno pesante degli interventi con antiparassitari, il pane non è più quello di una volta e deve vedersela troppo spesso con gli additivi. Non c’è cibo che sfugga alla sospettosa indagine degli studiosi, senza distinzioni e senza opportune differenziazioni; senza, soprattutto buon senso nella comunicazione”.

Il ruolo del macellaio tradizionale è di per sé una garanzia per il consumatore, perché la risposta più seria sta nella qualità dei prodotti, nei controlli di filiera e nel valore aggiunto della fiducia fra chi vende il prodotto e chi lo acquista. In questo senso il Sindacato sta avviando un progetto mirato ad offrire al consumatore il maggior numero d’informazioni sulla carne che va ad acquistare, sempre nel rispetto degli obblighi imposti dalla Legge.

È importante lavorare insieme, tra allevatore e macellaio, per obiettivi comuni, dimostrando con i fatti che la provincia di Cuneo e, in una prospettiva più ampia, l’Italia, non possono essere assimilate ad altri Paesi, dove la “cultura” della carne ha radici diverse, meno profonde e raffinate e la cucina non agevola la valorizzazione di un prodotto che non può essere stroncato senza gli opportuni distinguo.

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